A un anno dall’entrata in vigore dell’European Accessibility Act (EAA), non esiste ancora alcun grande negozio online olandese che sia completamente accessibile alle persone con disabilità. È quanto emerge da una ricerca condotta da Level Level, che ha analizzato automaticamente 300 negozi online olandesi e ha testato nella pratica anche i quindici più grandi. La conclusione è sconcertante: la legge è in vigore, la scadenza è trascorsa, ma la realtà è ancora in ritardo.
Cosa emerge dalla ricerca
I dati raccontano due storie contemporaneamente. Da un lato si registrano progressi. Mentre lo scorso anno venivano rilevati in media 108 errori rilevabili automaticamente per ogni homepage, tale numero è ora sceso a 26 per pagina. Il punteggio medio di accessibilità tecnica è aumentato del 15%. I negozi online si sono quindi decisamente messi all’opera.
D'altra parte, quel punteggio tecnico la dice lunga sull'esperienza reale degli utenti. In tredici dei quindici principali negozi online, gli utenti non vedenti hanno incontrato notevoli difficoltà durante il processo di ordinazione.
In quattro negozi online non sono nemmeno riusciti a completare un ordine in modo autonomo. Ikea e il sito olandese di Apple hanno ottenuto i punteggi più alti, mentre la catena di supermercati Plus si è classificata all’ultimo posto.
"La conformità non è un'operazione una tantum. Ogni nuova funzionalità o estensione può introdurre nuove barriere, quindi l'accessibilità deve essere parte integrante del processo di sviluppo."
Il punto più illuminante viene proprio dall’Autorità per i Consumatori e il Mercato: la conformità tecnica non garantisce automaticamente un’esperienza utente accessibile. È possibile avere, sulla carta, testi alternativi e contrasti cromatici a regola d’arte e, allo stesso tempo, un processo di checkout in cui uno screen reader va in blocco. Quella differenza tra «rispetta la checklist» e «funziona davvero per tutti» è proprio il punto in cui, nella pratica, le cose vanno storte.
Perché la scansione automatica non è sufficiente
Ciò conferma un dato di fatto che riscontriamo ripetutamente durante gli audit di accessibilità: gli strumenti automatizzati individuano solo circa il trenta per cento di tutti i problemi di accessibilità. Sono eccellenti nell’individuare testi alternativi mancanti, un contrasto cromatico insufficiente o una struttura dei titoli errata. Ma le barriere che contano davvero risiedono nei flussi di navigazione: è possibile navigare nella procedura di checkout utilizzando solo la tastiera? Uno screen reader annuncia correttamente i messaggi di errore? Un configuratore di prodotti funziona senza mouse?
Questo spiega il divario emerso dalla ricerca. I punteggi automatici aumentano, perché gli strumenti sono programmati per questo. Ma il test pratico manuale dimostra che il processo di ordinazione, l’aspetto fondamentale, per molte persone continua a non funzionare. Un punteggio di 26 errori per pagina sembra un progresso, finché non si considera che quattro dei quindici negozi online più grandi non consentono agli utenti non vedenti di effettuare un ordine in autonomia.
Qual è esattamente l’obbligo previsto dall’EAA?
Per chiarezza, poiché la questione non è ancora ben diffusa ovunque: l’European Accessibility Act entrerà in vigore il 28 giugno 2025. Se vendi servizi digitali a consumatori nell’UE, il tuo negozio online dovrà essere conforme alle WCAG 2.1 AA e, a partire dal 2026, alle WCAG 2.2 AA. Tale standard stabilisce requisiti relativi al contrasto cromatico, alla navigazione da tastiera, agli screen reader, alle etichette dei moduli, ai messaggi di errore e ai testi alternativi, oltre a decine di altri aspetti relativi al funzionamento di un sito per le persone con disabilità visive, motorie, uditive o cognitive.
L'unica eccezione riguarda le microimprese: meno di dieci dipendenti e un fatturato annuo inferiore a due milioni di euro. L'obbligo si applica quindi praticamente a tutti i negozi online di una certa importanza. L’ACM vigila sul rispetto della normativa e può infliggere multe fino a 900.000 euro o pari all’uno-dieci per cento del fatturato annuo. Lo studio evidenzia che la possibilità che si verifichi un problema non è un rischio teorico, ma che la maggior parte dei grandi operatori al momento semplicemente non è ancora a norma.
Cosa significa questo per i negozi online Magento
Se utilizzi Magento, ci sono alcuni aspetti specifici a cui prestare attenzione. Il frontend standard Luma ottiene punteggi bassi in molti criteri WCAG.
Hyvä offre prestazioni migliori, soprattutto per quanto riguarda gli aspetti legati alle prestazioni, ma non è automaticamente conforme. I componenti Alpine.js che non sono configurati correttamente non dispongono di attributi ARIA, gestione del focus e comportamento della tastiera. Le estensioni introducono componenti propri che raramente vengono testati in termini di accessibilità, e proprio le personalizzazioni come la logica di checkout, i configuratori di prodotto e i filtri sono spesso la causa principale dei problemi.
I problemi che riscontriamo sistematicamente corrispondono al quadro emerso dalla ricerca: contrasto cromatico insufficiente, moduli con etichette non correttamente associate, immagini dei prodotti prive di testo alternativo significativo e procedure di checkout che non possono essere gestite interamente tramite tastiera. Un audit generico sull’accessibilità non coglie queste sfumature, mentre un audit specifico per un negozio online Magento sì.
Da una situazione puntuale a un tema di attenzione costante
La lezione più importante che si può trarre dalla ricerca è forse che la conformità non è un traguardo definitivo. Non appena viene sviluppata una nuova funzionalità, viene aggiornata un’estensione o viene modificato il tema, possono sorgere nuove barriere. Un audit una tantum fornisce solo un’istantanea della situazione. Per i negozi online in continua evoluzione, l’accessibilità deve quindi essere integrata nel processo di sviluppo ordinario, non limitarsi a un controllo finale a sé stante.
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